lunedì 9 maggio 2011

Ho paura di essere felice,perché ogni volta che sei felice c'è sempre qualcosa che non va,c'è sempre almeno una piccola complicazione che ti fa crollare tutto,c'è sempre qualcuno pronto a giudicare tutto quello che fai e a distruggere i tuoi sogni. Ho paura di quello che accadrà,perché io odio non vedere ciò che ho davanti. Ho paura di affezionarmi, perché troppe volte il mio cuore è stato illuso,troppe volte è stato costretto a fare un passo indietro per fare posto all'altro, troppe volte è stato costretto ad aspettare e aspettare e aspettare, a farsi da parte, a sopportare ogni male pur di non perdere l'altra persona.. E adesso basta non voglio che il mio cuore soffra,perché infondo lui ha solo bisogno di qualcuno che lo faccia stare bene

SULLA LINGUA DEL TEMPO PRESENTE- Zagrebelsky

Sulla lingua del tempo presente “ un piccolo libro di Gustavo Zagrebelsky.

L’argomento di questo libro è la lingua del presente momento sociale e politico. La lingua è manifestazione di ciò che effettivamente è colui che parla … “ noi non solo pensiamo in una lingua ma la lingua pensa con noi o per essere ancora più espliciti per noi “ Zagrebelsky analizza il tempo in cui viviamo attraverso la lingua , o meglio attraverso il linguaggio di uno dei protagonisti , se non “ padrone “ della vita politica italiana . Come il filologo ebreo-tedesco, Viktor Klemperer che dedicò nel 1947, a guerra da poco conclusa, un saggio sull’idioma del Terzo Reich, da lui definito alla latina Lingua Terzii Imperii ( LTI ) , così Zagrebelsky conia il termine “ Lingua Nostrae Aetatis “ ( LNAe) per indicare “ una lingua che si forma lungo i canali comunicativi dentro i quali ci è dato di navigare , nel tempo presente “ .

L’analisi è di sole undici parole :

“ scendere ( in politica) “ Scendere da dove ? Da una vita superiore. Scendere dove ? In una vita inferiore . Per quale ragione ? Per rispondere a un dovere , al quale sacrificarsi .

“ Contratto “: il Contratto un concetto mediato dalla dimensione imprenditoriale diventa “ Contratto” con gli elettori ( devoti) “ è la sanzione dell’ avvenuto riconoscimento del salvatore da parte dei salvati, da parte del suo popolo” trasportato nella dimensione pubblica e sottomesso all’ influenza del parlare politico .

“ Amore” : concetto che se spostato dal campo da cui origina , cioè degli affetti , diventa espressione violenta che provoca divisioni tra “ noi che amiamo “ e “voi che odiate”

“Doni “ : doni del capo ai sottomessi “ il dono ha come corrispettivo la ricerca del consenso , dell’applauso del pubblico e il beneficiario del dono viene ridotto a strumento di captatio benevolentiae a favore del donante”

“Mantenuti “ tutti coloro che non hanno conseguito fortuna ( la fortuna del capo)

“ Popolo “ un branco di persone tutte uguali , e sottostante , una moltitudine omologata.

“ le tasche degli Italiani” : un luogo intoccabile , un tabù , dal quale proteggersi ( “ lo scudo fiscale “ ) “ la vecchia idea di politica come redistribuzione di risorse in nome di equità, uguaglianza e solidarietà sociale è messa fuori gioco come un ferro vecchio” .

Gustavo Zagrebelsky passa in rassegna una serie di “luoghi comuni linguistici” evidenziando che si sta arrivando al punto in cui sia questa lingua a pensare per noi , e che noi viviamo in una rete di significati che danno forma alla vita politica , che regolano e limitano la possibilità di parlare , forme e significati entrati così fortemente nell’ uso che si utilizzano senza nemmeno accorgersene .

“L'uniformità della lingua, lo spostamento di parole da un contesto all'altro e la loro continua ripetizione sono il segno di una malattia degenerativa della vita pubblica che si esprime, come sempre in questi casi, in un linguaggio stereotipato e kitsch, proprio per questo largamente diffuso e bene accolto.
Oggi è politicamente corretto il dileggio, l'aggressione verbale, la volgarità, la scurrilità. È politicamente corretta la semplificazione, fino alla banalizzazione, dei problemi comuni. Sono politicamente corretti la rassicurazione ad ogni costo, l'occultamento delle difficoltà, le promesse dell'impossibile, la blandizia dei vizi pubblici e privati proposti come virtù. Tutti atteggiamenti che sembrano d'amicizia, essendo invece insulti e offensioni. I cittadini comuni, non esperti di cose politiche, sono trattati non come persone, ma come sudditi, anzi come plebe. Cosicché le posizioni sono ormai rovesciate. Proprio il linguaggio plebeo è diventato quel "politicamente corretto" dal quale dobbiamo liberarci, ritrovando l'orgoglio di comunicare tra noi parlando diversamente, non conformisticamente, seriamente, dignitosamente, argomentatamente, razionalmente, adeguatamente ai fatti.”

Io ho letto questo libro ne sono rimasta davvero affascinata … e lo consiglio vivamente è di sole 60 pagine si legge in una giornata , magari mentre si va a lavoro o all’ università nei tragitti in treno ( così come ho fatto io) e costa solo 8 euro !!!

I RAGAZZI STANNO BENE - recensione

Nic( Annette Bening) e Jules( Julianne Moore) sono una serena coppia lesbica di mezza età che hanno saputo costruire un nucleo familiare ben armonizzato e formato da due figli adolescenti nati attraverso l’inseminazione artificiale . Quando Joni ( Mia Wasikowska) compie diciotto anni è il fratello minore Laser ( Josh Hutcherson) a chiederle che si rivolga alla banca del seme e scopra l’identità del loro padre biologico. Joni decide di accontentare il fratello e scopre che questo padre è Paul, un quarantenne dongiovanni che gestisce un ristorante biologico alla periferia di Los Angeles. Quando le due madri verranno a sapere che i ragazzi hanno fatto la conoscenza di Paul ( Mark Ruffalo ) a loro non resterà che accettarlo e cercare di farlo entrare nel loro menage familiare, ma niente sarà semplice.

Mentre da noi ancora non si affacciano sul grande schermo commedie progressiste , Lisa Cholodenko in questa commedia riesce a presentare i classici problemi di una coppia di genitori impegnati a tirare su i due figli adolescenti raccontando la quotidianità di un nucleo familiare come tanti altri nonostante il padre severo sia Nic . “ i ragazzi stanno bene “ supera la tematica omosessuale,più di quanto si possa pensare a d una visione veloce del trailer , per parlare dei temi e dei problemi legati a qualsiasi genere di famiglia: Nic è un medico talmente presa dal suo lavoro che spesso trascura la sua compagna, si sforza di mantenere sempre il pieno controllo della situazione cadendo spesso in atteggiamenti severi e intransigenti ( esempio la sollecitazione durante la cena a Joni di scrivere in anticipo i biglietti di ringraziamento per i regali dei diciotto anni ) esemplare è il monologo di Jules sulle difficoltà del matrimonio e della vita di coppia ; la commedia evidenzia l’identità della coppia eliminando la tipica prospettiva sull'omosessualità, si racconta invece un momento di crisi nel rapporto di coppia , una debolezza di Jules, che bisognosa di essere ancora desiderata cadrà al fascino di Paul .

La sceneggiatura non presenta grandi colpi di scena nell’ evolversi della storia , si basa per lo più su dialoghi vivaci per creare un continuo scambio di battute tra i personaggi ( forse a volte un linguaggio troppo vivace e colorito) la regia della Cholodenko si fa ammirare anche per la delicatezza e la precisione con cui veicola le emozioni che percorrono tutto il film ( il commovente abbraccio finale che riesce a racchiudere tutto l’affetto che nonostante tutto scorre tra i membri di una famiglia )

VALLANZASCA GLI ANGELI DEL MALE - recensione

Rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Ariano Irpino per scontare una condanna a vita per i crimini commessi , Renato Vallanzasca ( il Bel René) racconta la sua vita dal primo crimine ( aver liberato gli animali di un circo ) a quando arriva ad essere capo di un clan noto come " la banda della comasina " che negli anni '70 terrorizzò Milano tra rapine, sequestri , omicidi , evasioni.

Il film è stato presentato portandosi dietro un bel po’ di polemiche, che certamente hanno alimentato la curiosità di quanti ancora non avevano visto il film. Per giorni i quotidiani italiani hanno fatto notare che “Vallanzasca – Gli angeli del male” tende a spettacolarizzare e forse mitizzare la figura di un criminale condannato, tra gli altri delitti, anche per alcuni omicidi. Provando ad analizzare il film uscendo da queste polemiche si può notare come Placido abbia voluto sviluppare questo film tutto sulla figura di Renato Vallanzasca, mente della Banda della Comasina, l’organizzazione criminale che negli anni Settanta divenne famosa per rapine, assalti e sequestri. Sembra quasi che il film sia stato studiato per costruire una “ Vallanzasca Story” più che un Noir ispirato a fatti realmente accaduti ; lo stesso Placido ha dichiarato :” Quello che trovavo stimolante da un punto di vista artistico e creativo era entrare nella mente di un criminale per capire, con un approccio asettico e quasi entomologico lontano da qualsiasi giudizio morale, cosa si prova a stare in bilico fra la normalità e la devianza, a trovarsi al bivio fra il bene e il male e a scegliere deliberatamente il male.”questo perché la storia personale del “ bel Renè” ha sempre funzionato. La sceneggiatura di Kim Rossi Stuart e Michele Placido arriva dopo quattro tentativi nei quali avevano collaborato anche Pasquini e Purgatori che hanno notato alcune semplificazioni dal loro progetto originale , e infatti nel film si possono notare molti soggetti stereotipati , e una trama piuttosto esile , pur trattandosi di un personaggio che scotta; si passa con troppa velocità da una rapina in banca a un assalto a un furgone portavalori , e invece altre parti , che potrebbero passare in secondo piano, sono eccessivamente sviluppate. Kim Rossi Stuart ha dato l’ennesima prova di essere un buon attore ; il dialetto milanese ( forse in alcuni punti esagerato) la motivazione, la convinzione , i valori del vero Vallanzasca sono ben sviluppate e interpretate . assolutamente credibile nella sua presa di coscienza “ io sono nato ladro” e meglio ancora “ io non sono cattivo , ho solo il lato oscuro un po’ pronunciato” . Peccato per le poche scene d’azione che Placido ha deciso di girare , tra le poche soprattutto quella di Piazza Vetra, con Renato che si allontana camminando dalla scena della sparatoria per non attirare troppo l’attenzione mentre gli amici di una vita giacciono feriti sull’asfalto è una delle più belle. Non viene data molta attenzione ai particolari , non si capisce bene com’era la Milano di quegli anni , non ci sono riferimenti a canzoni , libri , personaggi politici di quel periodo, ma forse tutto questo poco importa, il film va avanti lo stesso. Ci sono però alcune inesattezze storiche : Vallanzasca non insultò, né chiese il cartellino di identificazione al colonnello Antonio Cornacchia, che lo arrestò a Roma e fu responsabile del suo interrogatorio, come mostrato nel film, secondo quanto dichiarato da Cornacchia stesso; e a un certo punto, prima dell'ultima cattura di Vallanzasca, appare una veduta di Milano dall'alto in cui svetta la Nuova sede della Regione Lombardia, costruita nel 2010. Forse importa poco anche che il film non aiuta a conoscere davvero Vallanzasca, perché in fondo come dice lo stesso protagonista nel film “ uè ma non li leggi i giornali ?”

Titolo: Vallanzasca – Gli angeli del male
Regia: Michele Placido
Sceneggiatura: Kim Rossi Stuart, Michele Placido, Antonio Leotti, Toni Trupia, Andrea Leanza
Fotografia: Arnaldo Catinari
Interpreti: Kim Rossi Stuart, Filippo Timi, Moritz Bleibtreu, Valeria Solarino, Paz Vega, Francesco Scianna, Gaetano Bruno, Nicola Acunzo, Stefano Chiodaroli, Monica Barladeanu
Nazionalità: Italia – Francia – Romania, 2010
Durata: 2h. 05

domenica 8 maggio 2011

prenderò d'anticipo il mattino


Pulito come un solitario
mi scrollerò di dosso l'obbedienza
mi brucerò da dosso la rinuncia,
la brucerò come un'efelide
nell'acido della mia insonnia.
Sarò solo nervo e niente grasso
lucido come una notte insonne
scintillante come una moneta nella benzina
scaltro come un affamato
suderò di eccitazione
veloce come un voltafaccia
disobbediente come un evaso
leggero come un salasso
tagliente come un addio
nervoso come una rapina
avrò febbre addosso
colerò impaziente come grasso
nel cielo della benzina
mi metterò nelle mie mani
giocherò di prima
forte come un epilettico,
arrabbiato come una faina
taglierò i sogni con la lametta
e li lascerò sotto il cuscino
mi scrollerò il sonno
sfrontato come un affittuario
dormirò vestito
starò addosso alla vita come un bastardo
come un segugio, come un mastino
non guarderò mai l'orologio
prenderò d'anticipo il mattino …